Logopedia: di cosa si tratta e quando può servire
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La professione che aiuta i malati a entrare in contatto con il mondo che li circonda

Tra le professioni sanitarie spesso si parla della logopedia, una disciplina sanitaria che ci aiuta a migliorare le capacità di comunicazione quando queste vengono impedite da problemi e patologie. Vediamo meglio di cosa si tratta

 

Di cosa di occupa la logopedia?

La logopedia è una disciplina che mira alla diagnosi e alla cura dei disturbi della comunicazione. E con comunicazione intendiamo moltissime cose oltre alle parole: gesti, tempi di conversazione, intonazione della voce, costruzione della frase, scelta di alcune parole piuttosto che di altre.

Questa disciplina di occupa pertanto dei disturbi della voce, del linguaggio, della deglutizione e dei disturbi cognitivi connessi come la memoria e l’apprendimento.

Ciò avviene con attività terapeutiche e di riabilitazione della comunicazione e del linguaggio, verbali e non verbali. Il logopedista inoltre popone l’uso di ausili e si impegna all’addestramento al loro uso e controlla i risultati.

 

Quando serve andare da un logopedista

La logopedia non ha limiti di età, ma viene più spesso utilizzata per due fasce di età: i bambini e gli anziani.

Per i bambini, normalmente i genitori si rivolgono ad un logopedista quando il figlio presenta un ritardo o disturbo del linguaggio, scritto o parlato. In questo caso il bambino viene seguito attraverso dei giochi che toccano le varie aree del linguaggio per migliorare il suo apprendimento.

Negli anziani invece il problema che si riscontra è la disfagia, un’alterazione della deglutizione che si accentua con l’avanzare dell’età. In questi casi l’intervento logopedico si basa sull’introduzione di modifiche nella dieta, impostazione di misure di compenso e su esercizi di rinforzo muscolare nel distretto mio-orale. Inoltre il logopedista può istruire l’assistente che segue l’anziano al fine di migliorare lo stile di vita e l’autonomia dell’assistito.

 

Le nuove frontiere della logopedia

Comunicare senza mai parlare: ecco la realtà del futuro per milioni di persone in tutto il mondo grazie alla comunicazione aumentativa alternativa.

Si tratta di un «superlinguaggio» che permette di comunicare con la realtà circostante anche a chi è impossibilitato, consentendogli di mantenere una socialità adeguata.

«Quando non è possibile comunicare verbalmente, si può ricorrere alla comunicazione aumentativa alternativa – afferma Tiziana Rossetto, logopedista e presidente della Federazione Logopedisti Italiani -. Si tratta di un insieme di modalità, strategie e tecnologie che possono migliorare la capacità di comunicare di una persona. La comunicazione aumentativa alternativa comprende l’uso di tabelle di immagini, tabelle di lettere, gesti, oggetti, dispositivi a uscita vocale, e molto altro».

 

A chi può servire la comunicazione aumentativa alternativa?  

La comunicazione aumentativa alternativa può aiutare bambini e adulti che hanno una disabilità congenita (paralisi cerebrale, disabilità intellettiva, disturbo dello spettro autistico) oppure una disabilità acquisita (ictus, trauma cranico), un disturbo degenerativo (malattie del motoneurone, morbo di Parkinson) o una difficoltà temporanea (sindrome di Guillain-Barré).

In ognuno di questi casi il successo dipende dalla personalizzazione della strategia e dal suo adattamento ai bisogni comunicativi della persona, cosa che viene stabilita dal logopedista.

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